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Intervista di Gianluca Budano al Corriere del Mezzogiorno sullo Speciale Formazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
domenica 18 luglio 2010

Caro Tremonti, questa non è terra di cialtroni. «Il Sud non molla e riparte dalla formazione»

L’analisi e le proposte di Gianluca Budano, presidente regionale in Puglia e responsabile per il Mezzogiorno delle Acli nazionali: L’istruzione professionale ha un valore strategico contro la crisi

Né bamboccioni, né cialtroni. C’è un Sud che vuole camminare sulle proprie gambe, libero dagli stereotipi che lo vorrebbero perennemente lamentoso e vuole farlo ripartendo proprio dalle sue criticità. Per farne finalmente (o, forse, ancora una volta) una virtù, a dispetto delle nere previsioni e dei venti, particolarmente avversi, che soffiano insistentemente in quest’ultimo periodo. «Per chi ha sempre creduto nel valore strategico della formazione professionale, significa avere i numeri per fronteggiare la crisi» dice Gianluca Budano, presidente regionale delle Acli Puglia, recentemente nominato responsabile per il Mezzogiorno delle Acli nazionali. Sulla sua scrivania di giovane dirigente politico e d’impresa sociale del Sud, una copia della lettera inviata qualche giorno fa al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per reclamare a nome delle migliori energie meridionali il diritto a contribuire alla ripresa del Paese. Tutto intero, dalla Sicilia alla Lombardia.

Dottor Budano, da dove crede possa ripartire questo Sud?
«Innanzitutto, deve fare chiarezza. Non si può accettare, senza replica, l’accusa di avere una classe dirigente inadeguata, una classe di cialtroni come ha affermato il ministro, così come non si può tacere il fatto che c’è un Mezzogiorno che cammina come il Nord, che si impegna e lavora in condizioni di partenza svantaggiate. In questo, le Acli e il Terzo settore possono fare molto, con il pensiero, con le buone pratiche e con la credibilità che nessun taglio di qualunque manovra finanziaria può far venire meno».

Il Presidente Acli Puglia Gianluca Budano
Il Presidente Acli Puglia Gianluca Budano

Voi cosa offrite alla causa?
«Noi abbiamo sempre interpretato la formazione come una leva per dare ai cittadini una percezione di futuro diverso e un’opportunità concreta di inserimento nel mondo del lavoro, attraverso la rete Enaip, gli enti nazionali Acli di istruzione professionale che sono radicati sul territorio regionale da più di cinquant’anni. Questa struttura permette ai nostri allievi di aver un riferimento sul territorio prima, durante e dopo l’intervento didattico, perché la nostra azione non si esaurisce con l’erogazione dei corsi di formazione, ma continua all’interno di un percorso più lungo e con un valore aggiunto. Essendo, infatti, Enaip promosso dalle Acli, trova in queste un ulteriore punto di riferimento, una rete di 250 circoli accanto ai 21 centri di formazione professionale a cui rivolgersi per ogni problematica della vita quotidiana».

 

Chi sono i vostri utenti?
«La nostra utenza è da sempre costituita per la maggior parte dai cittadini in stato di difficoltà, dai disabili ai minori, dalle donne agli over 50 disoccupati, fino ai ragazzi espulsi dal percorso ordinario scolastico, ma che devono assolvere all’obbligo formativo. Tutta gente che si rivolge a noi con la speranza di un futuro migliore, a cui possiamo dare risposta grazie alla presenza e al funzionamento del modello territoriale che ho appena descritto».

Un indubbio valore sociale della vostra missione storica. Ma cosa intende quando definisce strategica la formazione professionale?
«Quando si dice che la formazione deve centrare la sua azione sulla persona, noi possiamo affermarlo a voce alta, perché l’abbiamo fatto con costanza per cinquant’anni. In tempi di crisi, poi, la formazione diventa strategica perché rappresenta lo strumento migliore per dare ai cittadini, oltre alle speranze, gli strumenti concreti per riqualificarsi e, quindi, riadattarsi ad un mercato in depressione e pertanto sottoposto a grandi cambiamenti. Purtroppo il Governo nazionale è in controtendenza in questa fase».

Si riferisce alla formazione professionale?
«Mi riferisco ai tagli consistenti alla formazione, previsti dalla manovra finanziaria, ma il Governo non è affatto in controtendenza rispetto al progetto più generale, che prevede i tagli a tutti i soggetti, le sentinelle sul territorio che vanno a fronteggiare la crisi. Pensate ai patronati, sui quali incombe la proposta di un taglio di 90 milioni di euro al fondo nazionale che per le Acli, con una delle più grandi reti di patronato in Italia e all’estero, equivarrebbe ad un danno di almeno dieci milioni di euro. Ma noi crediamo che i tagli indiscriminati producano un danno ancor maggiore».

Ci spieghi meglio.
«Voglio dire che se non si sostiene il modello territoriale incentrato sui bisogni della persona, ci si accontenta inevitabilmente degli enti di formazione che nascono appositamente per rispondere agli avvisi pubblici e poi muoiono, dopo aver esaurito l’intervento didattico per cui hanno ricevuto il finanziamento, con la conseguente difficoltà per la Regione di operare un controllo sull’effettiva rendicontazione di tali interventi formativi. In questo ragionamento si inserisce la nostra riflessione sul destino del principio di sussidiarietà, garantito formalmente dalla Costituzione italiana».

Le strutture più forti che sostengono e promuovono quelle più deboli, nell’interesse del bene collettivo…
«Esatto, e in particolare vorremmo sapere quale sia il destino dei cosiddetti corpi intermedi, ai quali storicamente lo Stato delega porzioni delle sue funzioni pubbliche, secondo il principio di sussidiarietà. Oggi in Puglia, rispetto alle incertezze di cui ho parlato a livello nazionale, si sta dando indubbiamente più ossigeno alla formazione professionale pur non avendo, però, fatto una scelta netta di carattere politico. Esiste un sistema di enti di formazione accreditato, ma non una chiara linea politica sul futuro del sistema formativo regionale, nel senso che non si capisce se si intende preferire il modello del radicamento oppure, in nome di un efficientismo tutto da verificare, il modello della rete di strutture più snelle e, quindi, più fragili».

Avete un’idea precisa di quale strategia sia necessaria per sostenere il modello del radicamento di cui lei parla?
«Un aspetto chiave nel settore della formazione professionale è la necessità che si faccia più rete tra gli enti di formazione e le istituzioni, perché c’è la necessità, per chi si candida a fare il bene comune nel territorio, di muoversi all’interno di un coordinamento con degli obiettivi comuni, a partire dalla gestione dei fondi che necessita un sistema virtuoso».

Per esempio?
«Sto pensando ad un sistema che preveda, tra gli aspetti fondamentali, la certificazione etica dei fornitori e che sappia incentivare gli enti che presentino un bilancio sociale trasparente. Insomma, il fare rete può aiutare a raggiungere obiettivi comuni con la medesima azione. La rete del terzo settore, in particolare della formazione, crea sviluppo due volte. Una per le ricadute occupazionali che può determinare come sistema, vista la necessità di snellire e rinnovare il sistema territoriale e poi, come dicevamo, crea nuove figure professionali adeguate al mercato in trasformazione. Rinunciare a sostenere il settore della formazione significa privarsi di un antidoto efficace contro la crisi».

E per il futuro prossimo di Enaip, che obiettivi state perseguendo?
«Per quanto ci riguarda, Enaip sta varando un proprio piano di ristrutturazione per autorigenerarci e risultare più snello ed efficace, mantenendo finché sarà possibile i livelli occupazionali che per noi rappresentano una delle priorità della nostra mission. Siamo pronti a dare il nostro contributo, ma senza rinnegare noi stessi».

 
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